01.10.2021
Persone
Terza età, una risorsa per il nuovo millennio
Si celebra oggi #UNIDOP2021, la Giornata internazionale della persone anziane. La popolazione mondiale over 65 destinata a più che raddoppiarsi entro il 2050.

L’International Day delle persone anziane richiama l’attenzione sull’invecchiamento della popolazione

Istituito nel 1990 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e celebrato il 1 ottobre di ogni anno, l’International Day of Older Persons sottopone alle istituzioni e alle opinioni pubbliche globali uno dei dati che caratterizzano il presente e il futuro prossimo delle società umane: il progressivo invecchiamento della popolazione, fenomeno con cui ci si sta ormai confrontando ad ogni latitudine e con innumerevoli conseguenze sul piano sociale-economico-culturale.

La Giornata internazionale delle persone anziane rappresenta dunque un’annuale occasione per incrementare la consapevolezza delle problematiche e delle opportunità indotte dall’invecchiamento progressivo, oltre che per evidenziare l’importante contributo che le ‘older persons’ possono portare alla società e ai processi di sviluppo.

Gli anziani del 21^ secolo possono essere una risorsa molto più di un problema

L'invecchiamento della popolazione costituisce una delle trasformazioni sociali più significative del ventunesimo secolo, con implicazioni per tutti i settori della società, a partire dalle strutture familiari, dai legami intergenerazionali, dalla domanda di beni e servizi, per giungere alla caratterizzazione dei luoghi di socialità, agli orientamenti culturali e di consumo, fino ad influire sulla strutturazione del mercato del lavoro e dei capitali finanziari.
Da qui la determinazione delle Nazioni Unite di propugnare una visione delle persone anziane quali risorse, le cui capacità di agire per il miglioramento delle condizioni proprie e delle società di appartenenza dovrebbero essere valorizzate dalle politiche pubbliche a tutti i livelli.

Un indirizzo, questo, che si intende nell’interesse di ogni singolo Paese se è vero che il lato B dell’invecchiamento della popolazione è rappresentato da inevitabili, crescenti investimenti pubblici sui sistemi previdenziali e sulle reti di protezione sociale, oltre che (a maggior ragione in virtù della terribile esperienza pandemica) nel campo dell’assistenza sanitaria.

Il boom del numero di anziani nel mondo: un’aspettativa di vita che si allarga e si allunga

L’inesorabilità del fenomeno è ampiamente suffragata dai dati. Due sono le cause, in costante incremento, dell’invecchiamento progressivo su scala globale: il calo della fertilità e l'aumento della longevità.
L’aspettativa di vita media globale nell’età preindustriale si aggirava attorno ai 30 anni; a metà secolo scorso a 46 e alla fine del ‘900 a 66,5 anni; tra il 2000 e il 2016 è già aumentata di 5,5 anni passando a 72 anni (83 in Italia, tra le più alte al mondo).

E attualmente, a livello mondiale, la popolazione di età superiore a 65 anni sta crescendo più rapidamente di tutti gli altri gruppi di età. Secondo i dati del World Population Prospects 2019, entro il 2050 una persona su sei nel mondo avrà più di 65 anni e già oggi, per la prima volta nella storia, gli appartenenti a quella fascia d’età hanno superato in numero i bambini di età inferiore ai cinque anni. Se nel 2019 popolavano la Terra 703 milioni di persone di età pari o superiore a 65 anni, nei prossimi tre decenni si prevede che il numero di older persons nel mondo sarà più del doppio, superando gli 1,5 miliardi nel 2050.

E all’allargamento corrisponderà un allungamento, in quanto aumenterà sensibilmente l’aspettativa media di vita e, per fare un esempio, il numero di persone di età pari o superiore a 80 anni triplicherà: da 143 milioni nel 2019 a 426 milioni nel 2050.

Gli iperbolici numeri del progressivo invecchiamento della popolazione mondiale

Come sarà distribuito questo incremento degli over 65? Allo stato attuale a fare la parte del leone sono le aree a maggior reddito del pianeta, l’Asia orientale di Cina e Giappone (261 milioni) seguita da Europa e Nord America (oltre 200 milioni). Ma i tassi di crescita più importanti dei prossimi decenni saranno appannaggio delle regioni in via di tumultuoso e contraddittorio sviluppo, tanto che le previsioni ONU indicano che, nel 2050, l'80% degli anziani vivrà in Paesi a basso e medio reddito.

In particolare l'aumento più rapido del numero di persone anziane è previsto nell'Africa settentrionale e nell'Asia meridionale e occidentale (più 226 per cento).
Segue l'Africa subsahariana, dove la popolazione di età pari o superiore a 65 anni potrebbe crescere del 218 per cento.
Al contrario, l'aumento dovrebbe essere relativamente contenuto in Australia e Nuova Zelanda (84 per cento) e in Europa e Nord America (48 per cento), ma solo in ragione del fatto che la popolazione è già significativamente più anziana rispetto ad altre parti del mondo.

L’enormità delle percentuali non deve però fare sfuggire la portata problematica delle differenze tra di esse: per fare un esempio, la Francia ha avuto quasi 150 anni per adattarsi a un cambiamento dal 10 al 20% nella porzione della popolazione con più di 60 anni. Luoghi come Brasile, Nigeria, Iran e India avranno poco più di 20 anni per compiere lo stesso adattamento.

Un'esplosione non solo quantitativa: l'incremento dell'invecchiamento sano (ma non per tutti)

I passi da gigante compiuti, soprattutto negli ultimi decenni, nella cura della salute degli esseri umani, unitamente ai miglioramenti riscontrati nelle pratiche di igiene e nella possibilità di accesso all’acqua potabile (nonché ai benefici generali dello sviluppo socio-economico) non sta però soltanto determinando un esplosivo allargamento della platea degli over 65.

Così come un contestuale prolungamento dell’aspettativa media di vita. Considerando i dati a livello globale, e fatta la tara delle disuguaglianze esistenti tra le diverse regioni planetarie, risulta in sensibile incremento anche la qualità media della vita delle persone anziane.

Secondo le recenti statistiche dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel periodo 2000-2016 si è registrato un aumento del numero di anni vissuti in piena salute (l’aspettativa di vita sana, indicata con la sigla HALE, Health Life Expectancy), da 58,5 anni nel 2000 a 63,3 anni nel 2016, con una incidenza maggiore per le donne rispetto agli uomini.

Detto questo, va contestualmente rimarcato il dato inaccettabile per cui nei Paesi a basso reddito l’aspettativa di vita alla nascita è, ad oggi, ancora inferiore di 18,1 anni rispetto ai Paesi più ricchi.

Le 5 priorità di azione del ‘Decennio dell’invecchiamento in buona salute’

Se di qualità, una vita più lunga porta con sé opportunità non solo per gli anziani e le loro famiglie, ma anche per la società nel suo insieme.
Se accompagnata da una preservazione delle capacità fisiche e mentali, invece che innescare pericolose dinamiche di isolamento o sindromi depressive la terza età può consentire di perseguire innumerevoli occasioni di gratificazione, quali la possibilità di potere ancora esercitare la propria professione, oppure di intraprendere un ulteriore percorso di istruzione, una nuova carriera, un impegno di volontariato o praticare una passione a lungo trascurata.

L’importanza delle ricadute sociali di questo fattore ha portato l’ONU, su iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a proclamare la decade 2020-2030 quale ‘The United Nations Decade of Healthy Ageing’ (Decennio dell’invecchiamento in buona salute), individuando 5 prioritarie aree di azione su cui orientare l’azione degli Stati aderenti:

  • Adattamento dei sistemi sanitari ai bisogni delle persone anziane.
  • Sviluppo di sistemi di assistenza a lungo termine (long-term care).
  • Promozione di contesti ambientali di vita a misura di anziano, in quanto gli ambienti fisici (città), sociali (comunità) ed economici sono, insieme alle caratteristiche personali, elementi determinanti dell'invecchiamento in buona salute.
  • Superamento degli stereotipi verso le persone anziane.
  • Politiche di sostegno all’integrazione delle older persons in un mondo in rapida evoluzione.

Essere persone anziane nel nuovo mondo digitale: il Tema di #UNIDOP2021

Fenomeni planetari di vorticoso cambiamento quali la globalizzazione, la pervasività delle nuove tecnologie, l'urbanizzazione, le migrazioni, i mutamenti nei rapporti tra i generi possono infatti portare le persone anziane a sentirsi inadeguate, favorendone l’isolamento.

Proprio ad una di queste tematiche, l’importanza di potere accedere alle tecnologie digitali, è dedicata la Giornata internazionale delle persone anziane 2021: ‘Digital Equity for all ages’ afferma la necessità di accesso e partecipazione al mondo digitale da parte delle persone di età avanzata, che rischiano di essere completamente tagliate fuori da una epocale innovazione che sta trasformando tutti i settori della società, compreso il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci relazioniamo gli uni con gli altri.

In un contesto generale in cui ancora più della metà della popolazione è offline, i rapporti più recenti dell'International Telecommunication Union (ITU, l’agenzia internazionale delle Nazioni Unite per le information e communication technologies) indicano che nel mondo proprio gli anziani sperimentano l'ingiustizia digitale in misura maggiore rispetto ad altri gruppi nella società: non solo quasi mai beneficiano appieno delle opportunità offerte dal progresso tecnologico ma, molto frequentemente e diffusamente, non hanno alcuna opportunità di accesso alle nuove tecnologie.